Release miofasciale

Il termine generico “release miofasciale”, usato regolarmente da professionisti e non professionisti interessati alla meccanica neuromuscolare, è utilizzato, già dagli anni ’80, per descrivere le procedure di distensione, sia dirette che indirette, delle fasce muscolari.

Il lavoro di release miofasciale si basa e si espande sui concetti e sistemi sviluppati dal fondatore della medicina osteopatica, Andrew Taylor Still e dai suoi colleghi medici, sul finire del XIX secolo.

L’applicazione di questa tecnica di mobilizzazione dei tessuti molli, estesa a tutto il corpo, incontra solo limiti legati alla conoscenza e all’abilità del singolo professionista.

L’allungamento o lo stretching globale di un’intera parte del corpo, o di un intero gruppo muscolare, è sempre praticato prima di allentare tensioni e  rigidità più superficiali o per guidare il terapista verso muscoli che richiedono una specifica attenzione.

Quando si parla di stretching globale s’intende il coinvolgimento di un’ampia parte o dell’intera unità miofasciale.

Lo stretching focalizzato, invece, restringe l’allungamento ad un’area piccolissima all’interno di un’unità miofasciale.

Il terapista dovrà avere l’abilità di percepire al tatto il trattamento da adottare, per rispondere in maniera talmente disinvolta e rapida al feedback del paziente da operare più una “danza manuale” che una tecnica fisioterapica.

Il paziente si convince che il fisioterapista stia creando dei movimenti, soprattutto quando questi diventano dolorosi, ma, spesso, è proprio il paziente che, attraverso le sue dichiarazioni, indirizza il terapista ad adottare un metodo di stretching piuttosto che un altro.